una borsa di studio per scoprire le qualità dell’asparago dop di bassano

19.04.2018

Che siano un’eccellenza tutta bassanese è ormai un dato di fatto confermato dai palati di mezzo mondo e vidimato anche dall’Unione Europea con una certificazione Dop. Che la loro coltivazione sia per il territorio una tradizione almeno cinquecenternaria lo testimoniano diari, cronache e dipinti. Ma da dove viene quell’inconfondibile gusto dolce-amaro degli asparagi bianchi di Bassano e quali particolari proprietà possono esser loro attribuite? A dirlo saranno i ricercatori della facoltà di agraria dell’Università di Padova, che nei prossimi mesi saranno impegnati ad analizzare, dal punto di vista scientifico, il prodotto più tipico della campagna bassanese.

Mentre dunque nelle asparagiaie ferve, finalmente, il lavoro di raccolta e preparazione, e mentre in centro ci si prepara ad accogliere, domenica, l’ottantatreesima edizione della Mostra concorso dedicata al bianco ortaggio, agronomi e dottorandi sono pronti a intraprendere nuovi studi sulle qualità organolettiche e sulle proprietà benefiche del turione bassanese. La Fondazione Volksbank Banca Popolare di Marostica, sollecitata dalla Confraternita dell’asparago bianco, metterà infatti a disposizione una borsa di studio per una tesi di dottorato volta a dimostrare le peculiarità dell’ortaggio bassanese: lo ha annunciato Giandomenico Cortese, presidente della Confraternita. I primi risultati si vedranno a fine anno.

“In realtà non siamo più il solo asparago Dop d’Europa, perché nel 2016 è stata concessa la certificazione anche a una coltivazione olandese – ammette il presidente con Consorzio di tutela Paolo Brotto -. Quel turione non può certo vantare la nostra tradizione secolare”. L’asparago locale, che dopo il ritardo delle settimane scorse proprio in questi giorni sta raggiungendo il picco della produzione, da sempre è una delle colture più apprezzate e richieste e una delle pochissime a poter garantire ai coltivatori anche un buon reddito. Non a caso negli ultimi anni molti giovani si sono avvicinati a questa attività. “I produttori certificati sono 55 – ricorda Brotto – e cinque di questi sono nuovi soci del Consorzio”. […]

 

C. Z.

Fonte: Il Giornale di Vicenza – aprile 2018